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La Voce del Kyoto La disciplina Judo

Sotto il cielo nulla è più importante dell'istruzione

Altri aspetti del Grande Maestro che fanno del Judo una disciplina diversa

Tutti gli amanti del Judo conoscono o dovrebbero conoscere questo personaggio, qui nella sua raffigurazione più classica, come fondatore del Kodokan Judo, arte marziale e regola di vita. Forse non tutti però sanno che Jigoro Kano (Kano Jigoro secondo la regola giapponese di anteporre il cognome al nome, NdR.), ha rappresentato per la sociètà nipponica una figura di enorme importanza socio-politica, non solo limitatamente all’educazione fisica e allo sport, come uno degli uomini che hanno portato di fatto il Giappone sul palcoscenico agonistico mondiale, ma soprattutto legata alla didattica, all’istruzione e alla divulgazione della cultura giapponese nel mondo.
Leggendo dalle sue biografie dei suoi aneddoti, dei suoi successi, dei numerosi viaggi e delle numerose cariche ricoperte durante la sua vita, si può facilmente rimanere affascinati dal suo spessore e dal suo carisma.

Chi era Jigoro Kano?
Come lui stesso amava definirsi con nota modestia, era un educatore.
Jigoro Kano - Shi HanDi famiglia ricca, genitori severi e lungimiranti lo hanno portato ad essere studente in tenerissima età, sempre in ottime scuole e collegi, con lingua inglese e tedesca già a 13 anni... furono però il suo genio e la sua tenacia a renderlo professore a 22 anni, preside di una delle principali scuole medie di Tokyo e capo di un reparto del ministero dell’istruzione giapponese a soli 33, il primo presidente dell’Associazione Giapponese degli Sport Amatoriali, nonché il primo asiatico eletto membro del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e successivamente membro della Casa dei Pari del Giappone (titolo che generalmente si acquisiva per successione). Rispettato e stimato da tutti e ovunque, come fondatore del Kodokan Judo e come docente, si era meritato massima fiducia dalle alte cariche dell’impero, tanto da affidargli importanti incarichi come la revisione dei testi scolastici e dell’impostazione didattica, o ricoprire il ruolo di rappresentante del suo paese negli impegni internazionali, in un quadro storico di grandi e delicati cambiamenti per il Giappone.
L’impero si apriva all’occidente e la sua mentalità aperta e progressista trovava spesso appoggio nel governo, anche se l’idea dei governanti giapponesi, era però quella di imporsi come forza militare ed economica, di cercare l’espansione soprattutto nelle aree ricche circostanti, totalmente in disaccordo con le idee di Jigoro. Tuttavia anche nei più conservatori, talvolta, riusciva a far breccia il suo orgoglio per le radici della sua cultura e i suoi modi decisi ma sempre garbati.
Determinato contro i più radicati costumi classisti nipponici, che riservavano gli studi universitari e superiori solo ai giovani nobili, aveva ottenuto di far ammettere anche meritevoli studenti poveri e  privi di qualsiasi titolo, aprendo di fatto la strada a importanti riforme. Grazie anche alla considerazione che il ministro degli esteri cinese aveva di lui e dei suoi metodi di insegnamento, riuscì, non solo a creare scambi culturali tra studenti delle due vicine e per niente amichevoli nazioni, ma addirittura a creare un istituto scolastico superiore per formare i futuri professori cinesi, il Kobun Gakuin.
La sua didattica e la sua idea di scuola, si erano affinate anche durante i suoi viaggi, dove con passione studiava e analizzava i sistemi di istruzione dei vari paesi, cercandone i vantaggi e i punti di forza, anche se, come da lui stesso ammesso, l’equilibrio fra trarre benefici dalla cultura occidentale e preservare quella giapponese, rappresentava una difficile sfida.
Una vita la sua votata con impegno a migliorarsi personalmente nella mente e nel corpo, a migliorare quei settori chiave come l’istruzione e a professare i valori in cui credeva per perseguire il suo sogno: contribuire a rendere migliore la società. Un obiettivo arduo, che ai più potrà far sorridere perché considerato a dir poco utopistico, ma...

“...se un gruppo di persone vive insieme, non solo esse possono evitare di offendersi a vicenda, ma anche aiutarsi. Ci sono cose che non si possono fare da soli e richiedono il contributo altrui. Per di più, le virtù e le energie di uno possono integrare e alimentare quelle degli altri. Di conseguenza, la situazione assicura a ciascuno vantaggi che da solo non avrebbe avuto.
...Il principio rimane vero anche nel caso di una società complessa con una popolazione di milioni di persone.”
Da “La Mente Prima dei Muscoli” di Jigoro Kano

Jita Kyoei, letteralmente se stessi e gli altri in mutua prosperità; uno dei suoi principi di vita, omnipresente nei suoi passi e nelle sue scelte. Jigoro era fermamente convinto che una società sana e colta progredisca più rapidamente e soprattutto porti ad un benessere generale.
Il suo judo, la vera forza di Jigoro, sempre con lui, un’arte marziale e una regola di vita, è nato da selezionate tecniche di diversi stili di jujutzu di cui lui era maestro, studiate e perfezionate con metodo scientifico, per ottenere la massima efficienza con il minimo spreco di energie (Seiryoku Zen’yo). La dedizione al jujutzu prima e il judo poi, avevano portato alla sua persona enormi benefici a livello psicofisico; nel Judo era riuscito a racchiudere quegli alti valori morali, che se condivisi, divulgati, estesi a tutti, proprio come la cultura, avrebbero contribuito a migliorare la vita di tutti e secondariamente preservato le più antiche peculiarità della cultura giapponese.
Grazie ai suoi allievi, che ne avevano mostrato l’efficacia, il judo era diventato la principale forma di educazione fisica nelle scuole e la principale arte di difesa delle forze di polizia.
Con dimostrazioni e conferenze, con i suoi allievi migliori che furono inviati ad insegnare Judo in altri paesi, alla fine dell’ottocento si contavano oltre 5000 praticanti di cui almeno 200 erano cintura nera; alla sua morte, nel 1938, i Dan erano circa 100.000 in tutto il mondo e oggi il Judo è uno sport tra i più diffusi: olimpico, divertente, non pericoloso, adatto a tutti e per tutto il mondo un solo stile, quello dettato dal suo fondatore; uno dei pochi sport che sviluppano il corpo in maniera armoniosa senza privilegiare specifici gruppi muscolari, in breve, un’educazione fisica corretta. Penso che si possa senza dubbio considerare un ulteriore successo di Jigoro Kano.

“Sotto il Cielo nulla è più importante dell’istruzione. L’insegnamento di una persona virtuosa può influenzare molte altre. Ciò che è stato profondamente appreso da una generazione può essere tramandato a centinaia di generazioni successive”
(Jigoro Kano)

Una vita di impegni ed eventi, di incarichi importanti, di constante impegno nello sport e nel lavoro, una moglie, otto figli, 13 viaggi in tutto il mondo; tutto in una linea temporale troppo stretta per una persona comune. Jigoro era oggettivamente un uomo straordinario e merita di essere ricordato da chi pratica il suo judo, non solo come il fondatore di uno sport, così come ormai viene relegato oggi, ma come il padre di una disciplina meravigliosa che racchiude in se il codice del successo personale e collettivo.
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